Come portare il mio progetto musicale al successo

Come portare il mio progetto musicale al successo

“Come portare il mio progetto musicale al successo”

Come portare il mio progetto musicale al successo

 
 
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Ciao, benvenuto in questo nuovo articolo di Music Caffeina!

Siamo Daniele Iudicone e Lorenzo Sebastiani e oggi ti parleremo di come portare il tuo progetto musicale al successo, concentrandoci sugli ingredienti principali.

Entriamo quindi un po’ più nel dettaglio.

Abbiamo parlato di molte cose negli scorsi articoli, e da tutto ciò è emerso che hai bisogno di avere in mano un progetto che sia:

  • Forte;
  • Originale;
  • Con un suo senso;
  • Che si riferisca a un target;
  • Che si inserisca all’interno di una strategia;
  • Che venga comunicato in modo unico.

Abbiamo insomma parlato di diverse cose.

Se sei arrivato qui senza leggere gli altri articoli, ti suggeriamo vivamente di andare a leggere anche tutto ciò di cui abbiamo parlato in precedenza: ti raccontiamo quali sono le nostre esperienze, e soprattutto quelle che ti possono essere utili a non commettere errori mentre stai costruendo il tuo progetto musicale.

Partiamo quindi a vedere tutte queste cose!

Cosa significa “un progetto forte e originale”?

Prima di tutto, bisogna ricordarsi che è essenziale essere qualcosa di originale, ancor prima di avere qualcosa che lo sia.

Partirai dalle canzoni che ti piacciono, che hanno delle caratteristiche che percepisci forti. Ovviamente, sempre tenendo conto del giudizio degli altri: puoi credere di essere Elton John, ma potresti scoprire di non essere proprio così…

È necessaria in questa fase una grande umiltà, che ti porti ad ascoltare i pareri degli altri.

Certo, ci sono stati casi in cui all’inizio sembrava difficile ma poi le persone sono riuscite a sfondare.

Tuttavia, sono casi, si parla sempre di quei due esempi lì, senza voler accettare il fatto che, molte volte, se uno è una “sòla” è una “sòla”!

Spesso, quando è in contatto con persone che hanno bisogno di produrre un disco, Lorenzo ascolta alcune loro alcune canzoni come base da cui partire.

Infatti, ognuno ha una propria personalità, è necessario iniziare da lì.

Quando si parla di bravura dell’artista, questa può avere diverse connotazioni.

Può voler dire:

  • Essere personali;
  • Avere un grip con dei simili.

Cosa significa questo?

Oggi, avere successo non esiste più, almeno non se intendiamo il successo massive.

Ci sono dischi che hanno venduto molto o artisti famosissimi per certe persone che però sono totalmente sconosciuti per altre.

Il mondo dello streaming e della musica, oggi, è diventato liquido, orizzontale: non c’è più il messaggio che arriva dall’alto.

Una volta la Warner diceva: “Quest’anno vanno Micheal Jackson e Madonna” e di conseguenza anche le nostre madri conoscevano Michael Jackson e Madonna e i loro erano i dischi più venduti.

Se oggi dicessimo alle nostre madri che quest’anno il disco più venduto è stato di Drake, non avrebbero idea di chi stiamo parlando. Tantomeno saprebbero chi sia Taylor Swift! (In Italia, negli Stati Uniti ovviamente è super famosa.)

Però questo ti fa capire che esistono delle separazioni di mercato.

Non esiste un mercato unico, ma delle nicchie.

Quello che dovrai fare, quindi, è cercare la tua nicchia.

Potrà anche essere di dieci persone, di venti o di venti milioni.

All’inizio non lo saprai. Ma devi comunque cancellare dal tuo cervello l’idea che esista un mercato.

Questo esisteva negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta; oggi non c’è più.

Oggi il mercato è la somma di un milione di mercati, e dovrai cercare quale sia il tuo pubblico in mezzo a questi.

Prima di tutto, quindi, dovrai partire da una musica che ti rappresenti in pieno.

Non copiare nessuno.

Non essere il fake di nessuno.

Al mondo è fondamentale cercare di avere dei riferimenti, di ascoltare le persone, però dovrai essere il più personale possibile.

Il processo che dovrai fare è quello di cercare millimetro per millimetro, centimetro per centimetro, i tuoi fan.

Anche se, a dirla tutta, chiamarli “fan” è errato: questi erano più tipici degli anni Settanta e Ottanta, oggi possiamo parlare più che altro di qualcuno a cui puoi piacere, che ha voglia di ascoltarti.

Il messaggio è molto più delicato.

Il rapporto odierno con la musica non è più quello dello strapparsi i capelli perché si incontra l’artista famoso, come succedeva con i Beatles!

Non c’è più quel mondo lì.

Anche chi è primo in classifica non suscita lo stesso effetto che forse era tipico negli anni Novanta.

Oggi la gente non va fuori di testa, è più nel suo mondo: WhatsApp, i social… Perciò, se un artista funziona, va bene, altrimenti non cambia nulla all’ascoltatore.

Il primo in classifica non è quindi più uno status, come era una volta, è più effimero.

L’ascesa è sempre abbastanza lenta, ma la caduta è facilissima. Non c’è più l’artista che rimane venti o trent’anni sulla cresta dell’onda, tranne casi rarissimi.

Devi piacere, ma soprattutto devi lasciare qualcosa. Anche in questo discorso, comunque, dipende da caso a caso.

Come professionalizzare un progetto inedito?

Ormai, nel mondo della musica, il musicista è un libero professionista che rientra nelle regole del mercato, così come succede ai liberi professionisti di ogni settore, ai piccoli-medi imprenditori e così via.

C’è quindi bisogno di un target, una nicchia; non esiste il “tutto per tutti”, la massa, ma ci sono regole precise a cui sottostare (comunicazione, prodotto, front-end…).

Lo scoglio principale, tuttavia, continua a essere quello della mentalità: quelli che si approcciano a questo mondo iniziano subito pensando di dover produrre una canzone che dovrà diventare il successo dell’anno.

Ma quello non esiste più!

Nemmeno chi produce il successo dell’anno fa il successo dell’anno!

Non è più così importante. A parte tre o quattro canzoni, degli altri brani che occupano le posizioni in classifica dalla quinta in giù, nessuno ricorda nulla.

È tutto molto più soffice.

Ciò che rimane, quindi, è avere un pubblico.

Avere quelle mille, duemila o diecimila persone che invece ti ricordano, ricordano ciò che hai fatto tre anni fa, che comprano i biglietti dei tuoi concerti, vengono a vederti quando ti esibisci e comprano il tuo merchandising.

Quando hai tutto ciò, hai creato un indotto completo.

Il processo che va fatto oggi, quindi, è quello di trovare la tua audience.

Ci sono diversi mezzi attraverso cui lo puoi fare:

  1. Il live, che ancora oggi risulta fondamentale;
  2. I social;
  3. La promozione online – fatta su Facebook, Instagram, ma anche Spotify. Si parla quindi anche dell’inserimento in certe playlist, di cui ti parleremo più avanti;
  4. La promozione offline.

Sappiamo che a questo punto avrai solo una domanda in mente: “Ma come faccio? Come posso mettere insieme tutta questa roba? Esistono delle strutture?”.

Abbiamo già parlato in un articolo precedente di com’è diversa la mentalità inglese, proseguiamo con questo esempio.

A dicembre, Lorenzo era lì per lavoro, e il batterista che lavora assieme a lui, Alex Reeves, gli ha proposto di andare a vedere un concerto di alcuni suoi amici.

È andato e ha trovato una situazione pazzesca! C’erano 300 persone lì ad ascoltarli.

Poi però siamo andati a cercarli su Spotify e… beh, lì non esistono. Hanno circa 7.000 streaming a brano, ma dal vivo sembravano aver molto più seguito.

Ma se andiamo a vedere un altro gruppo, ha una realtà a sé.

E scegliendo un’altra band ancora, non è detto che sia in una maniera o in un’altra. Ognuna ha la sua strada.

Questo accade perché c’è molta personalità musicale.

Dove c’è personalità musicale, c’è il riconoscersi in un filone. Dove la cosa rimane vaga, perché l’unico obiettivo è andare in radio o diventare famosi, non c’è quel grip musicale, non c’è verità.

Non parli a nessuno.

Sembra una cosa semplice, ma sappi che avere una verità musicale serve moltissimo, anche per il marketing.

Noi proveniamo da due realtà diverse: Lorenzo è un vero produttore musicale, mentre Daniele è più un esperto di marketing e comunicazione in senso stretto.

Tuttavia, ormai questi due mondi sono connessi.

Se non hai personalità e originalità non puoi parlare, non hai uno spazio di comunicazione.

Quando hai un prodotto buono ci metti un secondo.

Infatti, parlando di marketing, ti può stupire pensare che esistano, ad esempio in Inghilterra, a Londra, delle agenzie.

O meglio, ti stupisce l’idea che l’artista non abbia paura di sentirsi cliente.

È una mentalità totalmente diversa.

Molti si lamentano perché per portarti in radio richiedono dei soldi, ma è la normalità.

Il problema è se non lo fanno. Il problema non è pagare una certa somma per fare qualcosa.

Se vai dall’avvocato, paghi la parcella. Qualsiasi lavoro funziona così.

Perché ti deve stupire quindi di dover pagare nella musica?

In Inghilterra, appunto, ci sono delle agenzie che ti aiutano dalla A alla Z a fare questo lavoro.

Poi ci sono quelle che lo fanno meglio e quelle che lo fanno peggio – come in tutti i campi, del resto – però diciamo che esistono queste realtà, queste strutture, un po’ in tutto il Nord Europa (e negli Stati Uniti da molti più anni), che ti aiutano a collegare tutti i punti: vanno dalla produzione a molto altro, ti seguono quasi come una casa discografica dal punto di vista di aiuto e di esperienza.

In Italia ci sono più che altro studi di registrazione che, pur di lavorare, ti promettono di portarti su Marte.

Ti chiedono non solo il compenso per la registrazione del brano, ma anche altro per cose correlate, come la radio.

Non si tratta, però, di strutture organizzate.

Ne riparleremo, perché ti garantisco che noi due ne abbiamo davvero viste tante.

Qual è l’ordine per il successo?

Prima di concludere questo articolo, vediamo quindi qual è l’ordine degli step da seguire per portare il tuo progetto musicale al successo.

  1. Cercare di migliorarti il più possibile;

Perché quando poi vai a suonare dal vivo, se sei un fenomeno, è difficile che non ti diano poi una data.

Pensaci: secondo te Ed Sheeran fa fatica a trovare date? Lui suona da paura e non ha problemi.

Questo non significa che devi diventare Ed Sheeran, ma che devi essere bravo.

Devi avere una tua capacità espressiva, creare dei brani che possano piacerti e piacere al pubblico.

Il tuo prodotto deve essere fatto bene, e non solo dal punto di vista tecnico, ma proprio come prodotto pensato e ragionato bene, all’interno di una strategia.

Oggigiorno con il computer è difficile fare una cosa che si senta male. Devi proprio essere un cane!

Il produttore, però, ti può dire di non mettere quella nota perché stona, di non inserire quella frase perché è fuori tempo, farti notare se sei stonato.

Un produttore è una spalla artistica che ti può sempre servire.

  1. Farti conoscere: devi cercare i tuoi simili.

È un concetto focale: il successo oggi è una caccia di simili, le persone che vedono e sentono le cose come te, perché non esiste più il successo massive che c’era una volta.

Devi cercare una tua nicchia, quelli che sentono la musica come te.

Non potrai saperlo prima chi sarà il tuo pubblico.

Devi partire, sparare e testare. Fare dei live e cercare di seguire la tua strada poi nella promozione che può arrivare in un secondo tempo.

Le radio sono l’ultima cosa che ti può servire in questo processo.

Per prima cosa quindi dovrai avere una verità artistica, in secondo luogo avrai da gestire la tua audience (analizzeremo questo aspetto più in là).

Dovrai, insomma, cercare la tua strada, non quella del primo in classifica.

Nel prossimo articolo ti parleremo un po’ di marketing, dato che è molto più della classica “comunicazione” come si pensa: è una vera e propria strategia che deve partire da un concetto di originalità e di punti di differenza rispetto al resto degli artisti.

Grazie per essere arrivato fino a qui, ci vediamo al prossimo articolo!