La trappola delle case discografiche moderne

La trappola delle case discografiche moderne

“La trappola delle case discografiche moderne”

La trappola delle case discografiche moderne

 
 
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Ciao, benvenuto in questo nuovo articolo di Music Caffeina!

Siamo Daniele Iudicone e Lorenzo Sebastiani, e oggi ti parleremo di un tema particolarmente scottante: le trappole delle case discografiche moderne.

Ci andremo quindi un po’ giù pesante, ma è nostro compito raccontarvi cosa accade dietro le quinte.

Il mondo della musica oggi

Iniziamo dal riflettere su come sta andando oggigiorno il mondo della musica in generale. Fondamentalmente, dall’avvento dello streaming e dal digitale in poi, è cambiato in modo radicale.

Si sono creati, infatti, due modi di fare musica:

  • Uno tradizionale della discografia, in cui la casa discografica prende l’artista (l’X Factor di turno), lo mette sotto contratto, paga gli studi di registrazione, il produttore e così via, creandone un prodotto da cui ottenere ricavi. Una volta era tutto così, oggi invece la metà, anzi, solo un terzo di questo mondo va così;
  • L’altro filone è quello dell’autoproduzione o meglio, la musica liquida.

Liquida in quanto, rispetto agli anni passati, in cui c’era comunque la musica underground e indie, è una forma di espressione sia culturale che musicale: ci sono milioni e milioni di ragazzi nel mondo che fanno la propria musica e hanno la loro fetta di mercato.

Una propria nicchia.

Quindi cosa fa la discografia oggi?

Non ha più il talent scout che va nel locale e sceglie chi farà diventare famoso, come accadeva nei tempi dei Beatles e fino agli anni Ottanta.

LA CASA DISCOGRAFICA GUARDA INVECE cosa succede nell’altro mondo.

Questo mondo è come la giungla: ci sono tutti, e si valuta chi ha più capacità di un altro attraverso la legge del più forte.

Non perché sia più bravo. Ma magari perché ha più pubblico e sa gestirlo meglio, insieme alla sua attività.

La discografia oggi attinge da lì il talento e poi lo rende più grande.

Tu da solo sei riuscito a creare una nicchia di 2.000 persone. Io provo a portarti a farne 10.000.

La parte dell’autoproduzione quindi è importante tanto quella della discografia. Anzi: di più.

Perché allora parliamo di “trappole delle case discografiche”?

In questo grande mondo della musica liquida e delle autoproduzioni, non esistono vere strutture in grado di aiutarti.

Esistono piuttosto tante strutture che ti possono illudere di diventare la discografia.

Ma qual è la differenza tra la discografia e l’agenzia che ti fa pagare?

La discografia non vuole i tuoi soldi, te li dà.

Investe sui progetti che sceglie e ci mette dei soldi, come faceva la Sony, come fa la Universal, a volte come contratto di licenza e a volte come produzione vera e propria.

Oggi è una percentuale molto più bassa di quella di anni fa.

Quindi le trappole delle “nuove case discografiche” sono dovute al fatto essenziale che queste non sono case discografiche.

Sono agenzie che si fanno pagare per dei lavori che dicono di fare.

E che, molte volte, nemmeno fanno.

Le trappole con gli Humana

Ad esempio, gli Humana, dopo il primo album e la pubblicazione del primo singolo, che su YouTube era stato abbastanza spinto nel giro di pochissimi giorni, hanno cavalcato l’onda muovendosi su alcune case discografiche.

Ne trovarono una piccolina, senza fare il nome – ma facilmente ricavabile documentandosi – e stipularono un contratto di licenza.

Il disco fu prodotto nello studio di Lorenzo, con tutti i crismi e le regole che abbiamo elencato, dopodiché l’album uscì nei negozi, ma alla fine… non fummo pagati.

E questa è solo una delle mirabolanti esperienze che abbiamo avuto!

Bisogna dire però che anche l’artista ha una mentalità da artista e non da cliente.

Se andassi a fare un sito internet, infatti, sarebbe normale che tu ti rivolgessi a chi è in grado di fartelo.

Se vai da un dentista, non è che ti presenti dicendo: “Vai, investi sul mio dente, è davvero figo!”.

Nella tua testa è normale che devi pagare un dentista.

Ma nella testa dell’artista, allo stesso tempo, non è normale che si debba pagare un servizio.

Perché si associa al successo. E loro ci giocano.

Non è che ti dicono: “Devi pagare il lavoro che faccio”.

Non ti presentano rendiconti, ti fanno vedere tutto in modo molto fumoso.

Tu sei l’artista e loro ti fanno credere di essere i discografici, ma non lo sono, sono agenzie.

Hanno uno studio di registrazione e dicono di mandarti in radio.

Ma quale? Ma mica le radio vanno a prendere i pezzi da quelli lì!

Bisogna sfatare i miti del settore e le cose controverse che nessuno dice.

Noi lo stiamo facendo a scopo divulgativo, perciò ti diciamo semplicemente come stanno davvero le cose.

Quando vai da quello che ti dice: “Dammi X, ti produco il brano o, meglio, te lo co-produco, lo invio e ti faccio passare in radio”, dai già per scontato che rimarrai fregato.

Per non parlare di quelli che ti dicono: “Io costerei 10.000 €, ma facciamo che me ne dai 5.000. Gli altri li metto io”.

In realtà ha solo venduto una cosa, e i soldi gli sono più che bastati a coprire le spese.

È come con i saldi, quando vai a comprarti una camicia super scontata: in realtà hanno solo aumentato il cartellino, per farti apparire più appetibile l’acquisto a un prezzo normale.

È un bluff. Non ti dicono: “Io faccio questa cosa qua, voglio essere pagato per questa cosa qua e farò questa cosa qua”.

Però è ciò che dovrebbero fare, esattamente come il dentista ti promette di toglierti la carie.

E tu dovresti aspettarti questo tipo di trattamento.

Ci sono un paio di fattori diversi su queste fantomatiche case discografiche:

  1. Quello di cui ti stiamo parlando ora, dove tu arrivi col disco pronto e loro ti rifiutano perché te lo dovevano produrre loro (e in realtà vogliono solo spillarti i soldi sulla produzione del disco per poi mandarlo chissà dove);
  2. Quello che accetta il tuo disco e ti promette di fare la parte del management, diventando il tuo manager. A quel punto sarà colpa tua se il disco non va. Ricordiamo alcuni manager di case discografiche a pagamento ubriachi, che dormivano in macchina alla fine della serata. Davvero: abbiamo avuto esperienze di questo tipo! E si trattano di esperienze terra terra, senza collegamenti, in cui non si capisce che lavoro fai.

Il grande equivoco è la parola successo.

Toglila dalla tua testa e sostituiscila con “lavoro da fare”.

Nessuno può garantirti di portarti in radio e farti trasmettere. Ti si può assicurare di fare la telefonata che, forse, potrebbe portarti lì.

Ti si può promettere di divulgare il tuo brano tra le radio.

Cioè: può esserti garantito il lavoro di diffusione del brano, non la trasmissione.

Bisogna saperlo fare questo lavoro, non bisogna affidarsi a qualcuno che si è bruciato e, dopo anni e anni in cui ha portato di tutto e di più alle radio, ora non è più voluto da nessuno.

Occorre in un certo senso avere delle credenziali, delle referenze.

Non legare quindi il lavoro che demandi a un’agenzia al successo.

Il successo non c’entra niente in questa fase.

Non paghi per avere successo.

Fai finta che debba farle tu queste cose.

Per il pezzo “Rock’N’Roll Robot” degli Humana, il lavoro di questo tipo è stato fatto tutto da Daniele e dal suo collega Fabio.

Loro si sono messi da soli, facendo una lista di tutte le radio e chiamandole una ad una.

Hanno avuto più successo loro rispetto alle agenzie di promozione.

Successivamente sono riusciti a far trasmettere in radio cinque o sei pezzi, uno completamente da zero, gli altri pagando un’agenzia senza avere però niente in cambio.

Fai conto che se ci sono 200 radio in Italia, facendo il lavoro da soli avevano fatto trasmettere il brano a una cinquantina di radio.

Poi pagarono qualche migliaio di euro un’agenzia per farlo passare in radio ma da 50 emittenti passarono a 10.

Guarda caso, Lorenzo produceva un altro artista e gli consigliò quell’agenzia che si pensava stesse lavorando bene.

Il ragazzo fa quindi la sua strategia di promozione e alla fine veniamo a scoprire che le e-mail che l’agenzia mandava agli Humana erano un copia-incolla inviato anche a quest’altro ragazzo!

Stesse cose ma un altro genere musicale e un periodo storico diverso!

Morale della favola: il brano passava solo in 10, 15, 20 radio convenzionate in qualche modo. Ma era solo un gioco a perdere: il lavoro non veniva fatto!

Il contratto stipulato con quest’agenzia comprendeva tre brani. Dal secondo brano però, siamo tornati a chiamare noi le radio una ad una, accorgendoci che la metà o più non aveva mai ricevuto il nostro pezzo.

Abbiamo cercato di estrometterli quindi per la produzione del pezzo successivo, scoprendo che non inviavano nemmeno il video.

Infatti, per inviare il materiale alla radio, si usa Mediasender, attraverso cui si manda una cartolina in cui viene attaccata la canzone con il video di presentazione.

Con gli Humana si è sempre lavorato con una produzione al top, anche dal punto di vista dei video: andammo da Cosimo Alemà, a Bertelli, a Bragagni.

Creavamo insomma dei prodotti di livello.

E avevamo speso dei soldi per non vederli nemmeno inviati!

Quando dicevamo al promoter: “Scusa, ma a questi della radio… mandiamo l’album che abbiamo stampato!”, lui rispondeva: “Ma no, ma dai, mica loro si mettono ad ascoltare le cose”.

Neanche l’ABC del marketing era chiara a queste persone qua.

Ci siamo ritrovati noi a spedirlo, chiedendo solo a chi stessero mandando la cartolina per poi spedire con il corriere a nostre spese.

Purtroppo, accade che un sacco di gente venga fagocitata da questa trappola, e ciò porta alla morte dell’artista. Si demotiva, si butta giù.

È un mondo di squali.

È un mondo popolato da un sacco di gente, da gatti e da volpi che lavorano sull’ego dei poveri artisti.

Più della metà di questi personaggi magari lavorava in case discografiche e mantiene il mood di chi investiva sull’artista.

Ma non ha contenuto.

Dovrebbe essere: “Stai buono, ci penso io a te perché ho messo dei soldi in quel progetto”, ma in realtà è l’artista che sta pagando per quel lavoro.

Non diciamo ovviamente che questo capiti per tutte le agenzie, però ce ne sono molte.

Nove su dieci forse, purtroppo.

Quindi stai attento quando vuoi produrre le cose e portarle in radio. Ragiona in modo distaccato: se ad esempio devi produrre un album, vai direttamente dal produttore che te lo produce, e così per ogni passaggio.

Abbi il concetto di strategia che invece manca a tutte le agenzie.

Nel mondo discografico è infatti fondamentale la strategia personalizzata da progetto a progetto.

Ora si tende a generalizzare la modalità.

Si invia la cartolina Mediasender però non ci si preoccupa se l’artista abbia il video fuori, se ha fan nei live, etc.

Trattano tutti gli artisti allo stesso modo.

Ma non tutti sono allo stesso livello.

Uscire in radio con un artista che non è pronto con la propria canzone o con il proprio pubblico, non serve a niente.

Stai solo buttando via dei soldi così.

Ogni progetto ha una sua strada.

Ci può essere quello da far vedere e quello che invece non bisogna mostrare.

Magari qualche artista non è comunicativo nell’immagine, e quindi si cercherà una figura più misteriosa.

Per la band, invece, magari si punterà più sul live, associando del marketing online.

 

In uno dei prossimi articoli affronteremo questi spunti in maniera più approfondita.

Attento quindi alle fregature dietro l’angolo!

Al prossimo video!